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POLITICA
2 maggio 2013
Rottamati, rottamatori e rottamandi... come ricostruire un PD 'credibile'?
 Ci sono un paio di problemi di fondo per i quali al momento non intravedo una via risolutiva.
Uno è più legato alle forme possibili per i corpi intermedi nel mondo di oggi (mi pare Barca ponga la questione nel suo documento). Perchè, come scriveva qualche giorno fa Curzio Maletese, "Primarie, Parlamentarie, Quirinarie e balle varie" ma alla fine la dirigenza pro tempore decide come vuole senza render conto, forte di un approccio secondo il quale il dirigente la 'sa lunga' e in fondo aiuta la comunità a decidere per il meglio. Perchè la base il meglio non sa cos'e'. E comunque se pur si affrontasse questo tema - che chiaramente richiama quello di forme di partecipazione più incisive e adeguate - non si sfugge a quello della efficacia, che in alcune situazioni pone anche il tema della di disciplina e, prima ancora, quello della lealtà.
L'altro è strettamente politico. Oggi i nodi sono venuti al pettine. I pezzi da 90 si sono 'rottamati da soli' (apparentemente), clama e gesso, più avanti sarà il congresso, piu' troveranno modi e forme per esserci e condizionare. Ma politicamente rottamandi e rottamatori si sono saldati in nome di un presunto interesse superiore. Presunto 'da chi' sarebbe tutto da discutere. Infatti non se ne è discusso in nessuna sede.
E l'equivoco, anche nelle 'nostre' discussioni sembra essere che il 'diritto di cittadinanza politica' di innovatore venga collegato alla adesione a una visione liberale (o neo-liberista), che per carità, non è nè demoniaca nè pessima, ma che non è l'unica degna di dignità, NON è l'unica risposta possibile alle sfide dell'oggi e del domani, e, in estrema sintesi, non vale in se come patente per la buona innovazione. Io penso che si possa e si debba innovare radicalmente la politica italiana ma che NON tutte le risposte stiano in quell'approccio. E questo non significa affatto essere vetero-socialdemocratici.


I nodi, dicevo, sono al pettine. Perchè al netto del rinnovamento (assumiamo per un attimo che avvegna - non ci crede nessuno ma ammettiamolo), poi sul resto bisogna discutere seriamente. E su questo il rischio di non riuscire a tenere insieme i pezzi è altissimo. Molto più alto che sui diritti o sulle scuole cattoliche. Perchè qui parliamo dell'ossatura economica della proposta del centrosinistra. Che è il cuore. E su questo, ovvio, ci sta che ci si confronti aspramente e seriamente in un congresso e se ne esca a maggioranza. E torniamo al punto precedente: se non si individuano le forme, il collante valoriale e strategico, la fiducia e la credibilità per stare tutti assieme lealmente il giocattolo esplode. O più modestamente, come forse gli è consono, si squaglia.
In questo momento manca la base minima di fiducia per un confronto leale da cui si possa uscire con una linea di sintesi o una maggioritaria ma nel comune campo del PD.
Ed è un tema che ancor piu' che fra noi si pone verso l'elettorato vasto, allargato, del centro-sinistra.
Spesso sfugge che la legge elettorale vigente, oltre che un Porcellum per la mancanza di preferenze e il casino che genera al Senato, è anche una autentica legge-truffa.
Tanti deputati del PD oggi sono al loro posto grazie ad un 'premio di maggioranza di coalizione', ottenuto, cioè, grazie anche ai voti di SEL - senza i quali la coalizione di centrodestra avrebbe prevalso. E giusta o sbagliata che fosse quell'alleanza, quella linea 'bersaniana' ha vinto le primarie - ancora con voti di elettori non solo del PD - .



Oggi è più che legittimo sentirsi 'truffati' da parte di tanti elettori del PD e del CSX. E che i soloni spieghino che i tempi e la responsabilità impongano questa scelta dolorosa non è ipocrita: è mistificatorio. Perchè è stata una linea ed un disegno politico preciso ma sconfitto prima alle primarie e poi nelle urne e poi portato avanti sotto traccia in attesa del momento buono per resuscitarlo: con un'imboscata. Ancora, io qui NON voglio entrare nel merito. Condividerlo o meno è un altro tema. Ma non si puo' pensare di ingannare cosi' l'elettorato e avere un futuro. Se la linea era per una governabilità centrista si doveva avere il coraggio di affrontare le primarie proponendo un'alleanza diversa e le elezioni di conseguenza. Perchè chi voleva Marini, chi ha 'tradito' Prodi sono gli stessi che non volevano per il PD una proposta davvero riformatrice e di centro sinistra ma una riforma liberale che innovi salvaguardando - sostanzialmente - gli interessi e gli equilibri economici forti del paese.
Se non si parte da qui, dal percorso, che oggi possiamo simboleggiare nei 101 franchi tiratori che di fatto hanno dettato la linea, ma che evidentemente parte da molto prima e da molti di più, non vedo come si possa affrontare seriamente un congresso minimamente credibile.


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